Oggi la Cgil ha abbandonato il tavolo col ministro per le linee guida sulla riforma della PA
Bombetta Brunetta, un ordigno innescato nel cuore del tremontismo
Renato Brunetta comincia la sua stagione da ministro della Funzione pubblica con una ritmica tambureggiante. Applica la regola non scritta per ogni governo secondo cui ciò che non viene fatto nei primi tre mesi non sarà recuperato in seguito. E cerca di dare la sua impronta su un ministero che durante il precedente evo berlusconiano ha visto soltanto molti cambi di timone. Brunetta ha altro in mente. Si è lanciato a testa bassa contro un muro di gomma: la produttività dei pubblici dipendenti.

Roma. Renato Brunetta comincia la sua stagione da ministro della Funzione pubblica con una ritmica tambureggiante. Applica la regola non scritta per ogni governo secondo cui ciò che non viene fatto nei primi tre mesi non sarà recuperato in seguito. E cerca di dare la sua impronta su un ministero che durante il precedente evo berlusconiano ha visto soltanto molti cambi di timone. Brunetta ha altro in mente. Si è lanciato a testa bassa contro un muro di gomma: la produttività dei pubblici dipendenti. Con interviste a ripetizione rilasciate a testate di ogni orientamento, ordine e grado, ha dichiarato guerra ai “fannulloni”, invocando la libertà di licenziamento (“prevista da leggi più dure che nel settore privato, sistematicamente disapplicate”) e il superamento dei dogmi concertativi in materia di pubblico impiego affermatisi nei decenni scorsi. Ha mandato un avvertimento secco e breve: la sua azione procederà, “senza perdere tempo in fumose riunioni sindacali”. Parole che non piaceranno ai sindacati confederali. Ampi settori di Cisl e Uil sono impegnati in un’apertura di credito con il nuovo governo e con la politica economica tremontiana. E tanto più non piacerà alla Cgil, ieri Guglielmo Epifani ha duramente attaccato Tremonti (vedi l’analisi a pag. tre).
La linea brunettiana ricorre ai toni del berlusconismo 1994, del quale sembra essere rimasto il residuo interprete, ora che anche Maurizio Sacconi sembra essere stato attratto nell’orbita tremontiana, più lab che lib. Ambienti liberali del centrodestra paventano che Brunetta possa dar vita a un continuo duello con il mainstream tremontiano, più conciliante e propenso ad adeguare i principi liberisti alle attuali esigenze di protezione statale. Proprio su Tremonti, Brunetta sembra voler scaricare la gestione dei sindacati. Al forum sulla pubblica amministrazione, in merito al mancato rinnovo di alcuni contratti, ha detto che bisogna rivolgersi al Tesoro se mancano i fondi, non a lui che gestisce solo la parte giuridica delle vertenze. E ha rilanciato uno schema all’Attali invitando alla collaborazione esponenti del Partito democratico come Pietro Ichino e Nicola Rossi. La strategia di Brunetta, assicurano deputati a lui vicini, tenderà a evitare lo scontro frontale con il ministro dell’Economia, privilegiando sortite liberiste su temi sui cui una parte dell’elettorato del Popolo della libertà di base potrebbe essere d’accordo, come appunto la lotta ai dipendenti pubblici fannulloni. Un modo astuto per provare a non farsi dire di no in Consiglio dei ministri quando si tratterà di approvare i provvedimenti annunciati in questi giorni.
Silvio Berlusconi, preso dalla faticosa attività di mediazione sulle nomine dei sottosegretari, finora ha taciuto sull’attivismo del loquace Brunetta. Secondo alcuni osservatori potrebbe essere, quello del Cav., un silenzio calcolato. In fondo l’ordigno costituito da Brunetta e dalla sua effervescenza, potrebbe essere una sponda utile per Palazzo Chigi, nel caso in cui a un certo punto fosse necessario tenere a bada il tremontismo economico attualmente in gran spolvero.
La linea brunettiana ricorre ai toni del berlusconismo 1994, del quale sembra essere rimasto il residuo interprete, ora che anche Maurizio Sacconi sembra essere stato attratto nell’orbita tremontiana, più lab che lib. Ambienti liberali del centrodestra paventano che Brunetta possa dar vita a un continuo duello con il mainstream tremontiano, più conciliante e propenso ad adeguare i principi liberisti alle attuali esigenze di protezione statale. Proprio su Tremonti, Brunetta sembra voler scaricare la gestione dei sindacati. Al forum sulla pubblica amministrazione, in merito al mancato rinnovo di alcuni contratti, ha detto che bisogna rivolgersi al Tesoro se mancano i fondi, non a lui che gestisce solo la parte giuridica delle vertenze. E ha rilanciato uno schema all’Attali invitando alla collaborazione esponenti del Partito democratico come Pietro Ichino e Nicola Rossi. La strategia di Brunetta, assicurano deputati a lui vicini, tenderà a evitare lo scontro frontale con il ministro dell’Economia, privilegiando sortite liberiste su temi sui cui una parte dell’elettorato del Popolo della libertà di base potrebbe essere d’accordo, come appunto la lotta ai dipendenti pubblici fannulloni. Un modo astuto per provare a non farsi dire di no in Consiglio dei ministri quando si tratterà di approvare i provvedimenti annunciati in questi giorni.
Silvio Berlusconi, preso dalla faticosa attività di mediazione sulle nomine dei sottosegretari, finora ha taciuto sull’attivismo del loquace Brunetta. Secondo alcuni osservatori potrebbe essere, quello del Cav., un silenzio calcolato. In fondo l’ordigno costituito da Brunetta e dalla sua effervescenza, potrebbe essere una sponda utile per Palazzo Chigi, nel caso in cui a un certo punto fosse necessario tenere a bada il tremontismo economico attualmente in gran spolvero.